È il primo anniversario di Pokémon GO.

È passato un anno esatto dall’arrivo di Pokémon GO. Nel mio caso è passato un po’ meno perché in Italia Pokémon GO sbarca ufficialmente solo il 15 luglio 2016 e Matteo non infrange la legge quando di mezzo c’è mamma Nintendo – specie perché Nintendo è la più severa delle mamme e le sue punizioni sanno essere esemplari. Una specie di A letto senza cena ma a a tempo indeterminato. Obbligandoti a guardare gli altri che cenano. Magari da McDonald’s.
Dicevamo: il primo anniversario di Pokémon GO. Cos’è Pokémon GO lo sapete benissimo, ma è molto divertente riscoprirlo attraverso i telegiornali di un anno fa:

Tra i diversi servizi (notevole anche quello di Studio Aperto che ha i diritti della serie animata e non ha paura di usarli) quello del TG1 è ovviamente il mio preferito. La sempre pazzesca Tiziana Ferrario, qua in forma smagliante, snocciola una serie di scenari apocalittici: traffico bloccato, incidenti, rapine, “i Pokémon ad Auschwitz”. È luglio 2016 e funziona esattamente così – tutti hanno scaricato la app, in tanti ci giocano e non è difficile incrociare per strada qualcuno con lo schermo fisso sulla mappa verde: una manna dal cielo per i telegiornali estivi. Surprise surprise però alla fine il mondo non è finito (quantomeno non per colpa di Pokémon GO). A essere finita è invece l’estate quando i numeri dell’app cominciano a calare e la mania torna ad affievolirsi – ecco, è lì che inizia il mio Pokémon GO. Nel momento in cui gli utenti calano a picco e io riesco finalmente a colmare il gap che mi divide da chi gioca senza sosta dal 6 luglio.

Estate 2016 o estate 2000?

Per questo primo anniversario niente aneddoti divertenti né lista di amicizie nate grazie a Pokémon GO; quelle le lasciamo per quando il meccanismo dei raid sarà rodato e forse riusciremo davvero a rivolgere la parola a sconosciuti pur di catturare Mewtwo. Eppure non è facile parlare di questa ricorrenza senza scivolare nel carlocontismo che vorrei non mi appartenesse. “Noi che prendevamo dieci monete a palestra”, “noi che non avevamo il radar e ci muovevamo a casaccio ma forse era più bello così”. Nah: Pokémon GO era un’app fortemente imperfetta, limata nel corso nei mesi, che ha fatto breccia nei nostri cuori grazie a quel nome tanto pesante che oggi mi fa giocare a Magikarp Jump in piena notte. Non è tanto la realtà virtuale sbandierata nel primissimo trailer a fare breccia nel mio cuore, è il riappropriarsi di un linguaggio che ha segnato la nostra infanzia e che quindi ancora ci appartiene. L’inizio e al tempo stesso l’apice di un revival – quello dei gloriosi anni 2000 – che fino ad allora non aveva ancora trovato sbocchi. Se vi pare poco.

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Ho comprato le AirPods e lo (la? il?) Switch.

C’è una cosa stupidissima quindi bellissima che succede ogni volta che metto le AirPods alle orecchie: fanno un suono per dire che (1) le ho inserite nell’orecchio e (2) le ho collegate correttamente a un dispositivo. È curioso perché è la stessa cosa che succede quando si infilano correttamente i due pad nello Switch. Stesso movimento, stesso click. Su questo suono di Switch si è scritto parecchio perché – per quanto assurdo e a tratti eccessivo possa sembrare – è la sintesi dell’ultimo anno di Nintendo: un periodo di grazia durante il quale sembra aver ritrovato l’identità e lo smalto di un tempo. Ve la ricordate la intro del GameCube? Finalmente le abbiamo trovato un erede.

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No, la musichetta è nella vostra testa.

Altra cosa che lega AirPods e Switch è l’essere i due miei ultimi  acquisti folli. Non c’è un disegno preciso dietro, dopo venticinque anni di acquisti sempre oculati e ben ponderati, l’aver mandato tutto all’aria. In mia difesa solo l’euforia post laurea (scusa valida per almeno dodici mesi) (ormai scaduti) e la consapevolezza che prima o poi avrei comprato entrambi. A quel punto meglio prima, no? Switch in effetti è la console perfetta per me: abbastanza portatile da non farmi dipendere dalla tv (e soprattutto da permettermi di guardare la tv mentre gioco) e abbastanza casalinga da non dover scendere a compromessi sulla potenza. Alla fine a me Wii U piaceva tantissimo ma finivo sempre per guardare solo il paddone – eccallà. Un po’ più elegante, un po’ più potente, molto più a fuoco. Se riescono ad aggiungerci qualche giocone (Zelda non è nemmeno un giocone, è una categoria a parte) è fatta. La ricetta di Mario Kart 8 Deluxe è un’ottima via ma non deve essere la sola: via libera ai remake sotto steroidi col bonus della portabilità, ma la vera sfida si gioca con ARMS e le nuove IP che devono rivelarsi più di semplici divertissement. Le vendite stanno andando sorprendentemente bene, quindi Nintendo adesso non deve mollare la presa. Me lo deve.

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Insomma: datemi Pokémon Sole e Luna HD e non si farà male nessuno.

Anche le AirPods sono le cuffie perfette per me. O più semplicemente sono il primo vero – sottolineo vero – prodotto Apple che compro dai tempi del mio primo iPhone. Scarti la confezione, apri la scatola e come per magia funziona già tutto. Anzi, di più: apri la custodia e compare un pop-up sull’iPhone. La cosa più vicina a quella magia Apple di cui si parlava qualche anno fa – parente piuttosto prossima della Nintendo difference di cui si parlava qualche anno fa. Usandole già da qualche mese posso sbilanciarmi e dire che le AirPods hanno superato tutti i test che potevano superare, inclusi gli ultimi 100 metri delle mie sporadiche corsette. Le AirPods aderiscono all’orecchio esattamente come normali EarPods e scaricare la batteria è quasi impossibile: molto più facile che ad essere scarico sia il vostro iPhone. O il vostro Switch.